Home Attualità L’appello dei genitori dei bimbi disabili: “Mandate gli insegnanti a casa. Senza scuola non vivono”

L’appello dei genitori dei bimbi disabili: “Mandate gli insegnanti a casa. Senza scuola non vivono”

Di la redazione

ROMA – «I nostri figli disabili sono stati dimenticati dallo Stato. I nostri bambini che regrediscono ogni giorno. Senza scuola, senza terapie, senza assistenza domiciliare. Gianluca, in classe, mangiava la merenda da solo, in casa, adesso, dobbiamo imboccarlo. Sembrerà nulla, un’inezia a chi non abita il pianeta della disabilità, per noi, invece, era un’enormità. Cosa pensate che possa apprendere mio figlio dalla didattica a distanza?». Antonella Perini, impiegata, di Spinea, in Veneto, è una mamma indomita che da 11 anni, da quando è nato Gianluca, affetto dalla sindrome di “Sturge weber”, rara e grave malattia genetica, lotta per i diritti del suo bambino speciale.

Gianluca, come Matteo, Emma, Pablo è uno degli oltre 260 mila allievi con diversi gradi di disabilità che frequentano la scuola italiana. Per loro, però, nei giorni del lockdown, a differenza dei compagni “normodotati” non è stata prevista dal ministero dell’Istruzione, dicono le famiglie, alcuna didattica speciale. “Bambini fantasma” come scrive in una lettera a Repubblica, la mamma di Carlo, in risposta a Daniela, mamma di Nicolò, 13 anni, che ieri ha raccontato al nostro giornale, la sua solitudine di questi giorni. «Per gli autistici come Carlo, cosi come tutti gli altri bambini in difficoltà, non è stata spesa nemmeno una parola. C’è solo la disperazione delle famiglie».

E’ il senso della petizione lanciata su “Change.org” da Antonella Perini.«Gianluca non parla, non cammina, ma sente e sorride, andava a scuola dalle nove alle sedici, faceva equitazione, aveva i suoi amici. Adesso il nulla. Non guarda neppure la Tv. Quello che chiedo al Miur è di trasformare le ore di lezione di Gianluca in assistenza didattica domiciliare. Fateci i testi sierologici, a noi e all’insegnante, e poi, per favore, lasciate che la scuola entri in casa nostra». Nervosimo, insonnia, paura, rabbia. Il ritorno di ossessioni e fobie.

Genitori spezzati dalla stanchezza. «Il lockdown dei nostri ragazzi è un contenitore di angosce», raccontano le madri e i padri. E la questione disabili sta diventando scontro politico, ultima bandiera populista della Lega, che accusa il Governo di aver discriminato, dall’accesso al bonus dei 600 euro, le famiglie con portatori di handicap.

Ma il cuore oggi è l’isola che non c’è. La scuola. Garantita per alcuni, negata ad altri, ai bimbi fantasma della disabilità. E poi le terapie cognitive, i centri diurni chiusi. Marco Sabatini, giornalista, romano, è il papà di Matteo, 12 anni, ragazzo autistico allegro e integrato. «Senza amici, senza stimolazioni, senza il contatto con gli insegnanti, senza lo sport, i nostri figli perdono, ogni giorno, quei granelli di autonomia che con spaventosa fatica hanno conquistato passo dopo passo. Anni di lavoro e di sacrifici si sgretolano sotto i nostri occhi. Come si può pensare che ragazzi con queste difficoltà cognitive possano apprendere attraverso uno schermo? In Matteo ho visto subito una regressione e il ritorno delle sue fissazioni. Dall’insegnante di sostegno abbiamo ricevuto qualche video e nulla di più».

fonte: La Repubblica

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